I MURALES di San Sperate (Paese Museo da visitare)


E’ con grande piacere che pubblichiamo alcune foto di murales di San Sperate, che ogni anno incantano visitatori provenienti da tutto il mondo.
Questa ricchezza artistica ha reso San Sperate un vero e proprio “paese museo“. Questa caratteristica località sarda ha ottenuto, grazie alla sua Sagra delle Pesche, il Titolo di “Sagra Campione d’Italia 2019“.






Approfondisci l’Arte e la Cultura di San Sperate:
https://www.sansperate.net/turismo-e-cultura.html

Speciale Finali: scopriamo SAN SPERATE splendido paese museo (da visitare) della finalista SAGRA DELLE PESCHE


Origini e storia

San Sperate, centro abitato situato a circa km 18 da Cagliari, nella fertile pianura del Campidano. è uno dei maggiori centri agricoli della Sardegna. Una felice posizione geografica, la presenza di falde freatiche superficiali, il terreno fertile e facilmente coltivabile, hanno favorito l’impianto di diverse colture tra le quali frutta, cereali e verdure hanno caratterizzato il percorso storico del paese. L’assenza di rocce affioranti e la conseguente scarsità di composti litici di dimensioni significative per l’utilizzo in edilizia, determinò nel corso del tempo, non solo il frequente riuso di materiale proveniente da strutture abbandonate, quanto, soprattutto, lo sviluppo di tecniche costruttive alternative che sfruttassero l’abbondante presenza di argilla e terra grassa. E così su ladiri, i mattoni crudi essiccati al sole, divennero nel Campidano tutto e nell’agro di San Sperate in particolare, “la materia prima dell’edilizia dall’età nuragica ai tempi nostri”.

Sono testimoniati stanziamenti stabili nel suo territorio fin dall’epoca preistorica e protostorica, confermati dagli abbondanti rinvenimenti di resti di vasellame del Bronzo medio iniziale (XVI – XV secolo a. C.). Una notevole continuità insediativa ha segnato questa località, che risulta popolata a partire dal Bronzo medio fino alla prima età del ferro (XIII – VI sec. a. C.).

Con l’arrivo dei Cartaginesi nell’isola anche il sito dell’attuale San Sperate passò sotto i nuovi dominatori, che realizzarono nel suo territorio nove abitati indipendenti. L’importanza che il paese raggiunse sotto la dominazione cartaginese sembra proseguire anche in età romana, quantunque allo stato attuale degli studi non si conosca l’esatto stato giuridico del centro.

È probabile che in epoca tardo antica rivestisse ancora un ruolo importante nel panorama sardo, tanto da poter essere scelto come luogo di ricovero per le reliquie del protomartire africano, Speratus, cui il centro deve il nome.

All’epoca dell’avvento del sistema giudicale in Sardegna, il centro fu annesso ad una delle sedici curatorie in cui era stato suddiviso il giudicato di Cagliari (1020/1040 – 1258 circa). Fu poi sotto il controllo pisano (possedimento del conte Gherardo dei Donoratico) e dal 1356 passò agli aragonesi.

Con il 1374 si aprì una nuova fase per il paese, che divenne feudo passando sotto il controllo di diversi baroni e marchesi da Giordano Tolo fino ad Efisio Cadello Asquer, che lo vendette, decretandone il passaggio, nel 1839, al regno dei Savoia.

Il Paese Museo

Nel 1968 San Sperate si presentava come uno dei tanti centri agricoli del campidano, caratterizzato da un’architettura semplice, dominata dalla terra. In ladiri erano le abitazioni del centro storico, in terra battuta le strade. Lo spazio pubblico, dunque, era sostanzialmente monocromo: il marrone della terra era il colore dominante, contrastato dall’azzurro del cielo e dal verde della vegetazione.

Fu un giovane artista locale, con un’intuizione che si rivelerà geniale, a reinventare lo spazio architettonico con il candore dei muri dipinti di bianco. Pinuccio Sciola, così, legò indissolubilmente una storia personale, ad una storia collettiva, quella della sua comunità. Al tempo appena ventiseienne, Sciola alternava periodi di permanenza nel suo paese a viaggi di studio attraverso l’Europa per frequentare importanti accademie d’arte. Con una nuova consapevolezza, aprì il borgo natio al fermento culturale mondiale, supportato entusiasticamente da una gioventù motivata e illuminata, che nel giugno del 1968 trasformò un paese di terra in un paese dai muri bianchi, muri che si apprestavano a divenire un nuovo ambito progettuale. Così, guidati da Pinuccio Sciola, giovani e bambini di San Sperate iniziarono a disegnare sui muri del paese e con loro tantissimi artisti provenienti da ogni parte del mondo. Il muro, da elemento di separazione tra spazio pubblico e spazio privato, nel 1968 si trasformava in elemento di unione, un supporto alla partecipazione sociale di una comunità capace di ricostruire la propria identità e di aprirsi a realtà culturali esterne. Da quel momento il Paese Museo, così ribattezzato, è diventato un forte richiamo per artisti di tutto il mondo, che ogni anno lavorano per le strade di San Sperate.

A oltre cinquant’anni di distanza, quello slancio creativo nato nel 1968 non si è ancora fermato e i frutti di quella straordinaria stagione non si riducono ai soli murales – che pure, ancor oggi, incantano i visitatori provenienti da tutto il mondo – ma sono un nuovo modo di concepire il rapporto tra spazio e comunità, un patrimonio immateriale di conoscenze e abilità condivise e traducibili in azioni di partecipazione ed apertura verso il mondo esterno: il colore è passato dai muri alle strade, le produzioni non più solo pittoriche sono passate alla multimedialità, il paese si è trasformato in un laboratorio internazionale a cielo aperto in cui le uniche “regole” sono il lavorare nello spazio pubblico con il coinvolgimento della comunità.

Il patrimonio culturale attuale è formato da più di cinquecento murales e alcune centinaia di istallazioni e di sculture, a cui vanno aggiunte le opere di Pinuccio Sciola, fra le quali meritano particolare menzione le famose pietre sonore visitabili nel suggestivo Giardino di Sonoro, del compianto artista scomparso nel 2017.; questo patrimonio richiama annualmente numerosissimi turisti provenienti da tutto il mondo, con particolare concentrazione nel mese di luglio, il periodo della Sagra delle Pesche.

Speciale Finali: scopriamo MIGLIONICO splendido borgo (da visitare) della finalista SAGRA DEI FICHI SECCHI



Il piccolo borgo del Materano sorge su una collina tra i fiumi Bradano e Basento. Il maestoso castello del Malconsiglio domina il panorama della collina, noto per la storica Congiura dei baroni contro re Ferdinando I di Napoli. L’episodio del passato rivive ogni anno nell’omonima rievocazione storica ambientata proprio all’interno del castello.

Ma una volta nel cuore di Miglionico non si può non restare affascinati dalla splendida chiesa madre di Santa Maria Maggiore che custodisce opere d’arte di rara bellezza.

Nel territorio di questo interessante comune del materano si trova anche la Riserva Regionale San Giuliano, un lago artificiale originato dallo sbarramento del fiume Bradano, tra i comuni di Matera, Miglionico, Grottole.

La storia
La storia di Miglionico è strettamente connessa alle vicende legate al suo castello, detto del “Malconsiglio”, perché luogo della Congiura dei baroni (1485) contro re Ferdinando I di Napoli.

Alcuni ritrovamenti nel territorio di Miglionico, come tombe e vasi (VI sec. a.C.) non fanno escludere che le origini del paese della provincia materana risalgano ad una città enotria. Secondo alcune interpretazioni, nel nome del paese sarebbe “scolpita” la sua fondazione da parte di Milone, un atleta di Crotone del VI secolo a.C., vincitore nella battaglia contro Sibari.

Secondo altre ipotesi, invece, il Milone fondatore di Miglionico sarebbe stato, in realtà, Milone di Taranto, luogotenente di Pirro, il quale, giunto sulle colline tra il Bradano e il Basento, avrebbe fondato una colonia militare denominandola, appunto, Miglionico.

In seguito alla colonizzazione greca la città lucana passa sotto i Sanniti fino al 458 a.C., anno in cui viene espugnata dai Romani.

I sapori
Come gran parte dei comuni del circondario materano Miglionico fa parte del circuito della Città dell’olio condimento indispensabile a rendere più gustosi e appetibili i piatti della sua cucina.

Una delle tipicità più apprezzate di Miglionico sono i fichi sia freschi che secchi peraltro protagonisti di una consolidata sagra che si tiene nel mese di settembre.

Speciale Finali: scopriamo CHIANCIANO TERME e la sagra DU’ PICI SOTTO LE STELLE


Chianciano Terme è ubicata nel settore sud-orientale della Toscana e della provincia di Siena, non lontano dal confine con l’Umbria e il Lazio.
Località termale e terapeutica ben nota in Italia, la cittadina si sviluppa a cavallo tra la Val d’Orcia con le sue crete (dal 2004 patrimonio dell’umanità dell’UNESCO) e la fertile Valdichiana, tra le colline dei vini di Montepulciano e le attrattive rinascimentali di Pienza
La storia dell’insediamento urbano risale al periodo etrusco, testimoniato da notevoli ritrovamenti archeologici molti dei quali oggi sono esposti presso il Museo delle Acque.
In età medievale si sviluppò il borgo fortificato, inizialmente (XII-XIII sec.) nell’orbita orvietana e successivamente passato sotto l’influenza senese fino alla caduta della Repubblica di Siena a metà del 1500.
Il grosso sviluppo economico di Chianciano si ebbe però agli inizi del ‘900, quando uno sfruttamento più consistente ed organizzato delle preziose acque termali che sgorgano nel territorio consentì una rapida crescita demografica ed urbanistica. In particolare, l’Acqua Santa, nota per le sue proprietà benefiche per la funzionalità epatica, è stata negli anni la risorsa determinante a rendere Chianciano conosciuta su tutto il territorio nazionale ed oltre.
Oggi la cittadina è attrezzata per un benessere a 360°, con strutture moderne come le Terme Sensoriali o le Piscine Theia, impianti sportivi immersi nel verde e servizi per il turista di tutte le età.

In questa zona, tra val d’Orcia e Valdichiana, i pici rappresentano qualcosa di più di un semplice piatto tradizionale, sono un segno caratterizzante di una comunità e di un modo di stare insieme , un legame forte al territorio ed alla sua storia e cultura. Gli Amatori Pici Chianciano nascono per tutelare, tramandare e promuovere questo piatto popolare, cercando di valorizzare la ricetta originale ed i condimenti della tradizione, utilizzando materie prime a Km0 e producendo rigorosamente a mano e con passione…
Tutto ebbe inizio a fine 2008 da una chiacchierata tra amici e la volontà di creare un gruppo su Facebook che, sfruttando le potenzialità dei social, potesse riunire virtualmente gli amanti dei pici, chiancianesi e non, concittadini emigrati ma anche semplici curiosi da ogni dove, il gruppo fu da subito denominato “Amatori Pici Chianciano“.

Ad oggi l’associazione, la cui compagine è composta da oltre 300 soci, cura l’organizzazione di vari eventi a tema, tra cui l’appuntamento estivo “Du’ pici sotto le stelle” che svolge tutti gli anni durante il primo fine settimana di giugno, durante il quale migliaia di persone si ritrovano per degustare i pici fatti a mano dai soci e conditi con ingredienti locali di alta qualità come il “vero” Aglione della Val di Chiana, il sugo di nana (anatra) ed il sugo di carne chianina certificata.
Possiamo vantare collaborazioni prestigiose in Italia ed all’estero, con dimostrazioni e show cooking presso Eataly ed altri big della ristorazione Italiana.

Sito web ufficiale:  www.amatoripicichianciano.it
Pagina Facebook:  www.facebook.com/amatoripicichianciano

Speciale Finali: scopriamo ANGUILLARA SABAZIA e la sua “SAGRA DEL FREGNACCIO”




Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, si affaccia sul lago di Bracciano. Deve il suo nome alla villa denominata “Angularia” della matrona romana Rutilia Polla che decise di costruire la propria casa ad angolo sul promontorio e da qui l’origine del nome. La storia di Anguillara Sabazia e del suo comprensorio è strettamente legata a quella delle antiche popolazioni che hanno frequentato questo territorio. La zona infatti possiede rilevanti testimonianze, già a partire dall’epoca neolitica, come testimoniato dal ritrovamento in località “La Marmotta” di numerosi reperti e manufatti datati al 5500 a.C. appartenenti ad un villaggio neolitico di sponda, il più antico dell’Europa occidentale. Notevoli sono le tracce di epoca romana sopratutto in tre zone del territorio di Anguillara ed appartenenti al complesso dell’Acqua Claudia, alle Mura di S. Stefano e alla via Clodia. L’antico Centro Storico di Anguillara nacque sulle strutture di antiche abitazioni di epoca romana, sorte sul promontorio dove attualmente si estende il paese. I primi documenti d’archivio che ne attestano la nascita sono datati all’XI secolo. L’altro importante edificio è il Palazzo Orsini, oggi sede comunale, inserito in un complesso fortificato, formato da un torrione di pianta circolare, bastioni angolari collegati da un muro di cinta e da un bastione circolare. L’importanza dell’edificio deriva dalla presenza di una serie di affreschi situati nella stanza della loggia, in una sala attigua e nella sala maggiore, quest’ultima caratterizzata dalla presenza di tre vedute cittadine. L’intero ciclo di affreschi può essere datato tra il 1535 e il 1539 e realizzato dalla scuola di Raffaello.

Sono parte integrante del paese quattro Rioni storici: il Castello, San Francesco, la Stazione e la Valle. Quest’ultima ha organizzato per ben sei stagioni la ormai divenuta festa istituzionale “Sagra del Fregnaccio”. La manifestazione propone solitamente molteplici iniziative a livello gastronomico, sportivo e culturale, il tutto sempre con un occhio discreto ma essenziale sul territorio e sulle proprie usanze. Cos’è il “fregnaccio” ?. Dicesi “fregnaccio” una preparazione tipica anguillarina da servire, secondo la tradizione, con abbondante pecorino romano. Il fregnaccio si può dire sia il prodotto di una sapiente alchimia ad opera delle donne di Anguillara allo scopo di creare la cosiddetta “lazzata” che non sia, né troppo densa, né troppo liquida ma che, grazie alla combinazione degli ingredienti, risulti ad hoc proprio per preparare un fregnaccio degno di questo nome. Si impiegano acqua, farina, un po’ d’olio e eventualmente un uovo. Il segreto del fregnaccio sta anche nella cottura. In una padella unta poco che funziona così più da piastra si versa con un mestolino la giusta quantità di lazzata e poi via via si segue la cottura muovendo a mano la padella. Il fregnaccio va servito rigorosamente caldo: vi si mette sopra, secondo la tradizione, una ricca manciata di pecorino e poi lo si arrotola.

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Noi, oltre al classico pecorino, lo proponiamo con diversi ripieni, sia dolci che salati. Ma la manifestazione è anche ricca di iniziative di tutto rispetto. Per quanto riguarda la VI^ edizione che ha avuto luogo nel mese di luglio, diverse sono state le iniziative in acqua: la manifestazione “Mi porti a pesca, papà?” destinata ai piccoli pescatori che tanto successo ha riscosso nelle scorse edizioni, ad una gara di pesca per adulti, alla dimostrazione di salvataggio in acqua con unità cinofile per poi passare ad una prova di canoa e “Dragon Boat”. Altrettanto interessante la parte culturale della festa. Visite guidate al Museo Storico dell’Aereonautica, al Palazzo Baronale Orsini, al Museo dell’Arte Contadina, ai trovano i “butti” medioevali. Notevole successo hanno riscosso la Via dell’Arte e dei Mestieri, dove diversi artisti e artigiani hanno esporre le proprie opere, nonché una mostra d’arte e artigianato. Anche la parte musicale ha avuto un ruolo di rilievo. Abbiamo ascoltato un concerto di musica classica da Hengel a Mozart a cura della maestra Anna Catarci con la collaborazione del coro “Doppio Diesis”, nonché un concerto di tromba del maestro Paolo Casetti. Per i giovani musica varia con “Discoring”, superclassifica show e Dj set e, per concludere in bellezza, il 28 sera concerto dei “Viva”, official tribute band Pooh.

Per tutta la durata della manifestazione è stato possibile divertirsi con il tatoo party, la realtà virtuale, la via dei balocchi e l’Area Softair.

Il tutto gestito dai ragazzi del Rione La Valle che con abnegazione, sacrificio e molta buona volontà e amicizia, anche quest’anno hanno reso onore al rione, offrendo il meglio di se stessi, proponendo iniziative che possano accontentare e soddisfare diverse fasce di visitatori e ospiti.

Maurizio Mattioli (Rione La Valle – Anguillara Sabazia)


SPECIALE FINALISSIMA: scopriamo SCHIAVA di TUFINO, località della finalista SAGRA DELLA PIZZA FRITTA


Scopriamo SCHIAVA di TUFINO, località della finalista SAGRA DELLA PIZZA FRITTA.

Schiava è una frazione del comune di Tufino nella città metropolitana di Napoli in Campania. La località si trova nei pressi del confine con la provincia di Avellino, compresa tra le antiche città di Abella e Nola.

TOPONOMASTICA
Il nome è interessante dal punto di vista etimologico. Secondo la tradizione orale popolare, non giustificabile in base alle fonti a disposizione e dunque probabilmente paretimologica, ma registrata da numerosi Autori tra i quali già il Giustiniani, la località dovrebbe il nome a una schiava che lavorava presso una taverna locale, e che successivamente andò sposa a un nobile che là aveva la sua residenza. Altra ipotesi sarebbe quella relativa alle numerose cave presenti in zona, intese come “scavi”, da cui il nome. Recentemente il toponimo è stato interpretato come relitto osco pre-latino riferibile alla conformazione piana del territorio. Questa proposta contestualizza il toponimo all’interno di un antico e ampio quadro italico che esclude il riferimento agli schiavi.
Secondo tale ricostruzione etimologica il toponimo attesterebbe tra l’altro la corrispondenza di massima della località col sito di cui nolani e abellani trattano nel cosiddetto Cippo abellano a proposito della gestione del tempio di Ercole.

MONUMENTI E LUOGHI D’INTERESSE
Nel territorio di Schiava sono stati individuati resti archeologici di epoca romana e un antico santuario attualmente inglobato nella recinzione di una Società che gestisce il locale metanodotto. Proprio in occasione dei lavori per la collocazione del metanodotto sono andati distrutti antichi manufatti in blocchi di tufo, strutture a cupola destinate probabilmente ad uso funerario.

SPECIALE FINALISSIMA: scopriamo MONTESCAGLIOSO, città (da visitare) della finalista IN VINO VERITAS

Scopriamo MONTESCAGLIOSO, città (da visitare) della finalista IN VINO VERITAS

Montescaglioso è uno dei tesori della Basilicata e dal 2012 ha conquistato la denominazione di “Gioiello d’Italia”.
Montescaglioso ricade nell’area archeologica storica e naturale del Parco delle Chiese rupestri del Materano, dal 1993 Patrimonio dell’Umanità insieme ai Sassi di Matera.
L’importanza di questo comune della provincia materana ruota attorno all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (1079), il più considerevole dei quattro complessi monastici che hanno fatto guadagnare a Montescaglioso anche la definizione di “Città dei Monasteri”.
La vicinanza al mare e a Matera, Capitale Europea della Cultura per il 2019, lo rendono punto strategico in estate e in inverno, per coniugare a momenti di relax interessanti visite culturali anche fuori dal paese, alla scoperta del territorio lucano e delle sue versatili sfumature.
Di straordinario interesse sono alcuni degli eventi organizzati a Montescaglioso, come la rievocazione storica “La Cavalcata del Borbone” e “La processione dei Misteri” nella Settimana Santa, ma altrettanto coinvolgenti sono eventi culturali e musicali come “Gezziamoci”, e poi “La Notte dei Cucibocca”, singolare manifestazione che coincide con il giorno dell’Epifania.

LA STORIA
Diverse interpretazioni ruotano attorno alla denominazione di Montescaglioso da “Civitas Severiana”, per Alessandro Severo che ne dominò il centro, a “Mons Cabeosus”, per la ricchezza di caverne.
In principio roccaforte bizantina, poi dominata da varie famiglie feudali, lo sviluppo di Montescaglioso è fiorito intorno all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (1079), ricca di bellissimi affreschi.
Già a partire dall’età del bronzo si attesta la più antica frequentazione dell’area, ma la costituzione del primo nucleo abitato è documentata intorno ai secoli IX-VIII a.C. La fase altomedievale riporta un’ampia documentazione relativa a Montescaglioso, cui toccherà anche la dominazione Normanna, con Roberto – nipote del più celebre Guiscardo, capostipite degli Altavilla – come primo feudatario normanno.
Tale presenza porterà ad un importante sviluppo urbano e a un notevole incremento demografico. Nel frattempo, oltre all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (1079), si insediano anche altri monasteri.
Il patrimonio culturale
Chi scglie di trascorrere una giornata a Montescaglioso non reste certo deluso, potendo destreggiarsi tra le architetture che lo attraversano.
Importante centro storico-culturale questo comune del materano merita di essere visitato in ogni momento dell’anno. Passeggiare nel suo centro storico consente di ammirarne ogni angolo tra vicoli e porte storiche, ma una delle architetture più interessanti di Montescaglioso, oltre all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (1079) è rappresentata sicuramente dal castello normanno (XI secolo) eretto a controllo di Porta Maggiore, la più importante dei sei accessi alla città.
Il maniero è organizzato intorno ad un cortile cui si accede attraverso un portale affiancato da una delle due torri superstiti. Nel corso del tempo, il castello è passato nelle mani delle famiglie che hanno governato la città da Roberto, nipote del Guiscardo, ai Macabeo, fino ai Sanseverino e Manfredi che lo ebbe in dono da Federico II, quindi gli Orsini e i Grillo-Cattaneo.
Questi ultimi lo hanno trasforma in palazzo poi, una volta restaurato, ne sono state affrescate le volte del piano superiore. Successivamente è stata ricostruita la facciata in stile neomedievale e tra il 1960 e il 1964 è stata demolita l’ala meridionale, con una delle torri d’ingresso.
Il filo con il suo passato Montescaglioso lo tesse anche grazie all’unica delle sei porte di accesso rimaste in piedi, denominata Porta Sant’Angelo, che si può ammirare proprio sulla piazza antistante l’Abbazia di San Michele.
La più importante, Porta Maggiore, venne demolita nel 1868. La cinta normanna, infatti, rimarrà intatta solo fino alla metà del XIX secolo, quando avrà luogo la demolizione delle mura.

I SAPORI
Tradizione e gusto caratterizzano la cucina di Montescaglioso, una delle “città dell’olio” lucane.
Non è un caso che sulla tavola montese non manchi mai l’olio extravergine d’oliva lucano DOP, estratto per lo più dalla spremitura dell’oliva Maiatica di Ferrandina, che ne rende delicato e fruttato il sapore, utilizzato in gran parte dei piatti tipici. Ottime anche le produzioni di prodotti sott’olio quali pomodori, melanzane e carciofini.
Il ricco menù comprende la tipica casa fatta in casa, dominano orecchiette e cavatelli, oltre carni ovine e caprine alla brace, e poi la cosiddetta “Cialledda”, una minestra a base di pane, cipolle, olio d’oliva, pecorino e peperoncino. Il tutto, ovviamente, annaffiato da ottimo vino locale, soprattutto in occasione dell’evento enogastronomico “In Vino Veritas”.

NATURA e PARCHI
La presenza di diversificate aree naturali intorno al territorio di Montescaglioso offrono la giusta dimensione agli amanti del verde e delle attività all’aperto.
Cultura e natura si fondono in questo punto del territorio lucano, dando al visitatore la possibilità di visitare ipogei di straordinaria bellezza e praticare, nel contempo, attività all’aria aperta in totale relax. Beneficiando di panorami stupendi, completamente diversi tra loro, ora immersi nel verde ora più brulli e aridi, ma calati in un’atmosfera incantevole, si può scegliere di raggiungere il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, l’area Boschiva di Difesa San Biagio o il Centro Visite Pianelle, a pochi chilometri di Montescaglioso.
Una roccia tenera segnata da profondi solchi che disegnano rupi, grotte e gravine caratterizza la spettacolarità del Parco Archeologico Regionale delle Chiese Rupestri del Materano costituito da oltre 150 chiese rupestri che, insieme alle ricchezze naturalistiche e alle tracce storiche di rilievo, lo rendono centro di eventi di ispirazione musicale, ambientale e intellettuale di valore nel corso dell’intero anno, sfruttando il fascino di palcoscenici a cielo aperto.
Nel territorio di Montescaglioso ricade anche l’area boschiva di difesa San Biagio, che si estende per circa 700 ettari tra il Fiume Bradano e il Torrente Fiumicello e comprende profondi valloni nel tempo scavati dagli agenti atmosferici per la conformazione argillosa del territorio.
A sei chilometri da Montescaglioso, il Centro Visite Pianelle comprende un’aula didattica, un piccola biblioteca e una serie di attrezzature a supporto delle attività che possono essere svolte in diversi momenti della giornata, coordinate su richiesta, con visite ai Sassi di Matera o anche all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso.
Il patrimonio religioso
Il patrimonio sacro di Montescaglioso è davvero ricco di interessanti realtà, tra cui spicca per bellezza e imponenza l’Abbazia di San Michele Arcangelo, seguita da altri interessanti luoghi di culto.

L’ABBAZIA BENEDETTINA DI MONTESCAGLIOSO
Il nucleo centrale dell’imponente struttura è costituito dagli splendidi chiostri rinascimentali e dalla chiesa, ma il suo punto di forza è la splendida Biblioteca dell’Abate che conserva interessanti affreschi.
Il portale rinascimentale dell’Abbazia di San Michele Arcangelo (1079) è stato realizzato dallo scultore cinquecentesco Altobello Persio, originario proprio del comune materano. Nel percorso di visita si possono ammirare portici, cellette e sistemi di raccolta per le acque, ma l’attenzione è carpita anche dai due chiostri, in uno dei quali sono allestiti il Museo d’arte contadina e la Collezione etnografica, oltre al pozzo monolitico, con l’immagine di San Michele e il simbolo del monastero, la lettera A inscritta in un cerchio sormontata da una croce.
I quattro angoli dei portici sono decorati da affreschi, alcuni raffiguranti gli arcangeli Michele e Raffaele, mentre spostandosi nel refettorio e nella cucina è d’impatto un grande camino a camera.
Punta di diamante dell’imponente architettura è però la Biblioteca, le cui pareti custodiscono un magnifico ciclo di affreschi di inizio Seicento, in parte attribuito a Girolamo Todisco, originario di Abriola, comune del potentino, o alla sua bottega, con santi come Domenico e Francesco, filosofi come Aristotele e Platone, figure allegoriche come le virtù cardinali e teologali.

MONTESCAGLIOSO: LA CITTÀ DEI MONASTERI
Oltre all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (1079), poco distanti l’uno dall’altro, sorgono altri tre complessi monastici. Ecco perché la città di Montescaglioso si è guadagnata la definizione di “Città dei Monasteri”.

IN VINO VERITAS nasce dall’Idea , sviluppata dal Comune di Montescaglioso , di coniugare la grande tradizione vinicola di Montescaglioso con la promozione e valorizzazione culturale delle nostre stupende cantine. In Vino Veritas non è solo un proverbio latino, è anche un lungo percorso tra cantine e atmosfere rupestri che vi avvolgeranno a Montescaglioso. L’itinerario di degustazione vi farà conoscere ottimi vini ma anche la storia e la cultura della “città dei Monasteri”.

La manifestazione metterà in vetrina i prodotti tipici del Parco della Murgia e della Basilicata in generale. In Vino Veritas si svolge nell’abbazia di Sant’Angelo e nelle spettacolari cantine rupestri a valle di Porta Sant’Angelo. Le cantine scavate nella roccia saranno aperte per ospitare il pubblico offrendo vino e specialità gastronomiche.

Visitare la cantine rupestri permette di conoscere uno degli aspetti più suggestivi del patrimonio storico–ambientale di Montescaglioso e del Parco Murgia. Gli ipogei di Porta Sant’Angelo sono di notevoli dimensioni ed ancora utilizzati per la lavorazione dell’uva e la conservazione del vino. Queste grotte-cantine sono precedute da grandi cortili, tra più importanti e belle citiamo la cantina del Marchese, la cantina Balsebre e la cantina Contuzzi–Dalema.

Durante la manifestazione il pubblico può acquistare un biglietto con il quale potrete accedere alle cantine nelle quali degustare i vini e i prodotti tipici. Il percorso enogastronomico è allietato da artisti di strada, concerti, mangiafuoco, teatro per i bambini e musiche tradizionali.
In Vino Veritas a Montescaglioso – Programma 2018
Ore 16:00 – 19:30 Laboratorio di degustazione a cura di AIS Basilicata
Dalle 19:30 – 00:00 Degustazione Vini del consorzio Matera DOC curata dai Sommelier AIS Basilicata
Espositori: Tenute Iacovazzo, Cantine Cifarelli, Ditaranto, Dragone, Cantine dei Siriti, Tenuta Marino, Tenuta del Mezzano, Cantine Battifrano, Azienda Agricola Mastrangelo.
Il costo del biglietto è di euro 10 e prevede la possibilità di degustare 4 calici di vino delle cantine aderenti al Consorzio Matera D.O.C. e un “Apertitipico” a sorpresa, curato da Josafat Cafè, sito fra le bianche mura dell’abbazia.